Dopo Google e’ la volta del motore di ricerca di Amazon (celebre negozio online di libri) ad essere accusata. L’accusa e’ di aver adottato una politica aziendale discriminatoria basata sulla manipolazione dei risultati delle ricerche degli utenti. A formulare l’accusa e’ il reverendo James Lewis, rappresentante di un’associazione di religiosi nord americani che sostengono il diritto all’aborto. In un’intervista al New York Times il reverendo ha reso noto che cercando la voce aborto, il motore di ricerca del piu’ famoso negozio on-line rispondeva con un pagina che suggeriva di leggere i risultati della voce adozione.
Amazon ha risposto di aver rimosso i suggerimenti ambigui sottolineando pero’ che questi dipendevano dal sistema di indicizzazione e non da una precisa linea editoriale.
Ma le polemiche non si sono sopite, un altro ministro di una chiesa cristiana del tennessee sostiene che il rimando alla pagina dei libri che parlano di adozione e’ ancora ben visibile tra i risultati del motore di ricerca di Amazon.
Staremo a vedere come andra’ a finire. Cio’ che e’ certo e’ che il funzionamento dei motori di ricerca non e’ solo un mero fatto tecnico, ma ha a che fare con il diritto degli utenti ad accedere a tutte le informazioni presenti in rete.
altre info:
la risposta di Amazon sul New York Times
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